Resident Evil: The Final Chapter

Da quando uscì il primo film per la prima volta nel 2002, Resident Evil è una di quelle saghe da cui difficilmente riesco a disaffezionarmi o a volergli male. Vagamente ispirata all’omonimo videogioco, la saga, inaugurata 15 anni fa dalla coppia Anderson-Jovovich, ha generato nel corso del tempo 5 sequel e un incasso complessivo di un miliardo di dollari in worldwide (dati: boxofficemojo).

Il primo, ormai cult, episodio si rivelò un onesto action/horror in cui dentro c’era praticamente di tutto: misteriose corporazioni, laboratori sotterranei, esperimenti segreti, trappole mortali, zombie e mostruosità assortite e a metà prezzo. Elementi tutti spalmati decorosamente in un’ora e quarantacinque minuti di spensierato intrattenimento. E seppure la qualità dei sequel scemava insieme alla progressione numerica dei titoli, Resident Evil è riuscito dove altri film, tratti da videogiochi o no, hanno fallito.

Ma come tutte le cose belle, anche Resident Evil doveva finire prima o poi… oppure no?


Ogni volta che ne guardo uno il critico che è in me inizia inevitabilmente a fare a pugni con il bambino quattordicenne e stupido con cui condivide il cervello. La cosa strana è che i film appartenenti alla saga di Resident Evil danno al bambino un potere assurdo e, ogni santa volta, gli permette di avere la meglio sul critico cacacazzo. “Zitto e divertiti!” gli dice in tono minaccioso;” ZI-TTO-E-DI-VER-TI-TI!”.

Perché si, guardare uno qualunque dei cinque sequel generati dal Resident Evil del 2002, risulta difficile per uno che parla di cinema per lavoro e per passione. Devi stare attento nel dare a chi ti legge un parere neutrale, che il film ti sia piaciuto o meno, quindi tenere a bada l’esaltazione o la delusione e sopratutto cercare di NON VENDERE il prodotto in base ai tuoi gusti personali. In Italia purtroppo siamo sempre più abituati a leggere pseudo-critici che dall’alto dei loro piedistalli immaginari sputano recensioni e pareri cinematografici come se unici detentori della verità assoluta. (ndr: in verità la maggior parte di loro farebbero meglio a darsi all’ippica.)

Di fronte ad un Resident Evil però cambia tutto e anche il critico più colto, dopo aver ricevuto tanti di quegli scappellotti sulla nuca, alla fine della proiezione deve solo abbassare le orecchie, mettere da parte la solita spocchia presuntuosa e ammettere di essersi divertito.

Per chi fosse arrivato in ritardo alla festa tutto inizia quando nel laboratorio segreto detto l’Alveare della Umbrella Corporation viene “accidentalmente” diffuso il terribile T-Virus, la cui peculiarità è quella di trasformare ogni essere vivente con cui viene a contatto in zombie o mutanti. Questi vengono chiamati B.O.W. acronimo che sta per Biological Organic Weapon. Gli sforzi iniziali della stessa Umbrella di contenere l’epidemia falliscono e l’outbreak è inevitabile. Prima Raccoon City (Resident Evil: Apocalypse) e poi il mondo intero (da Resident Evil Extinction in poi) vengono infettati portando l’intera umanità al collasso. Alla fine di Resident Evil: Retribution, capitolo che precede questo Resident Evil: The Final Chapter, avevamo lasciato Alice in una Washington completamente devastata e assediata dalle B.O.W. che, pò pò pò colpo di scena, si alleava con il suo acerrimo nemico Albert Wesker con l’obbiettivo comune di distruggere una volta per tutte la Regina Rossa, super intelligenza artificiale della Umbrella ancora impegnata nel tentativo di bloccare l’ulteriore diffusione del Virus T. Tradotto in soldoni il piano della Regina Rossa (qui interpreta da Ever Anderson, figlia della protagonista Milla Jovovich e del regista Paul W.S. Anderson) ha il fine ultimo di spazzare via dalla faccia della terra l’intera razza umana.

Alice, Wesker e la stessa Regina Rossa non hanno però fatto i conti con il deux ex machina Paul W.S. Anderson, produttore e sceneggiatore di tutta la serie e qui alla sua quarta volta in cabina di regia (rispettivamente secondo e terzo capitolo della saga sono stati diretti da Alexander Witt e Russell Mulcahy). Anderson decide, per motivi ancora poco chiari, che prima dell’umanità bisogna per forza di cose eliminare il concetto di continuità dalle avventure di Alice. Infatti anche in The Final Chapter  il regista inglese decide ancora una volta di ignorare parte degli avvenimenti raccontati nei capitoli precedenti e rimescolare nuovamente le carte in tavola. Vediamo quindi Alice risvegliarsi tra le rovine della Casa Bianca dopo essere stata tradita da Wesker e, pò pò pò colpo di scena, allearsi con la Regina Rossa per salvare (!) quel poco che rimane della razza umana (più o meno 4500 persone). La nostra eroina avrà 48 ore per tornare a Raccoon City, irrompere nel quartiere generale della Umbrella (si torna ne L’Alveare), rubare l’unica fiala di antidoto esistente e diffonderlo per per via aerea così da eliminare ogni forma del Virus T e salvare quello che resta del mondo e dell’umanità. Purtroppo la riuscita del piano porterebbe inevitabilmente anche alla morte della stessa Alice, anche lei infetta dopo essere stata soggetto di esperimenti segreti della Umbrella. Esperimenti che comunque le hanno donato forza e poteri sovrumani. 

ZITTO E DIVERTITI!

Poteri o no, Alice ha bisogno, per volere di narrazione, di trovare qualche anima pia con lo stesso desiderio di salvare il mondo e disposta a sacrificarsi in nome di un futuro migliore. In questa ultima installazione della saga ritroviamo alcuni volti familiari dai precedenti episodi come la Claire Redfield interpretata ancora una volta da Ali Larter e altri completamente nuovi come il personaggio interpretato dalla bellissima Ruby Rose, ormai presente in ogni sequel di ogni film d’azione della stagione (è nelle sale anche con XXX: Il Ritorno di Xander Cage). Come da tradizione residenteviliana il resto del cast è comunque tutta gente che alla fine manco te ne ricordi. Ammenoché uno degli attori non sia Iain “Jorah Mormont” Glen (che riprende il ruolo del Dr. Isaacs già da lui interpretato in Resident Evil: Apocalypse e Resident Evil: Extinction) e la sua comparsa sullo schermo altro non fa che spingerti a fare il tifo per lui per tutto il tempo, sperando che ne esca SANO e salvo così da potersi ricongiungersi con l’amata Daenerys nella settima, attesissima, stagione di Game Of Thrones.

Rispetto agli eccessi deliziosamente deliranti di Resident Evil: Retribution, The Final Chapter sembra prendersi però un po’ troppo sul serio andando a intaccare proprio quel divertimento ignorante e spensierato che aveva caratterizzato e portato al successo di pubblico ogni sua precedente installazione. Non è un caso, quindi, che il film stia registrando dati non proprio esaltanti al box office di casa e fino ad ora, su suolo americano, ha incassato “solo” 17 milioni di dollari, dieci in meno che il precedente Retribution aveva incassato nella stessa finestra temporale. Anderson decide di chiudere le cose con una trama standard, lineare all’inverosimile che non può fare a meno di impallidire in confronto alla narrazione più ambiziosamente bizzarra delle precedenti gite in compagnia di Alice e Tyrant vari. Questo Capitolo Finale pare soffrire anche della mancanza di quella follia e visionarietà registica che avevano contraddistinto tutti i capitoli della saga diretti da Anderson che in passato ha sempre diretto i vari Resident Evil con sorprendente eleganza e con lo sfrenato entusiasmo di un bambino che evocava racconti adrenalinici come se alle prese con un gioco d’infanzia. E, anche se nutro il sospetto che la Sony stia lavorando ad un reboot, nessuno sarà né troppo sorpreso né troppo rattristato del fatto che non si intraveda possibilità futura per altre possibili avventure con protagonista Alice. Il sospetto del reboot arriva comunque proprio dal finale sbrigativo con la quale si chiude The Final Chapter, ultimo capitolo di una saga ispirata ad un videogioco capace di generare nel mondo introiti pari al miliardo di dollari.

Nonostante i troppi e palesi difetti tuttavia mi sono ritrovato ancora una volta a godermi un Resident Evil cinematografico, divertendomi e spegnendo il cervello proprio come il mio IO quattordicenne suggeriva. E adesso, in chiusura di recensione, devo ammettere che Resident Evil e il suo modo di raccontare e fare cinema già mi manca.

Resident Evil: The Final Chapter uscirà in Italia il 16 Febbraio. Nel resto del mondo (e in Germania dove vivo) è uscito il 26 Gennaio.

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