Resident Evil: The Final Chapter

Da quando uscì il primo film per la prima volta nel 2002, Resident Evil è una di quelle saghe da cui difficilmente riesco a disaffezionarmi o a volergli male. Vagamente ispirata all’omonimo videogioco, la saga, inaugurata 15 anni fa dalla coppia Anderson-Jovovich, ha generato nel corso del tempo 5 sequel e un incasso complessivo di un miliardo di dollari in worldwide (dati: boxofficemojo).

Il primo, ormai cult, episodio si rivelò un onesto action/horror in cui dentro c’era praticamente di tutto: misteriose corporazioni, laboratori sotterranei, esperimenti segreti, trappole mortali, zombie e mostruosità assortite e a metà prezzo. Elementi tutti spalmati decorosamente in un’ora e quarantacinque minuti di spensierato intrattenimento. E seppure la qualità dei sequel scemava insieme alla progressione numerica dei titoli, Resident Evil è riuscito dove altri film, tratti da videogiochi o no, hanno fallito.

Ma come tutte le cose belle, anche Resident Evil doveva finire prima o poi… oppure no?

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Split di M. Night Shyamalan

Incredibile come in Split -e dopo una carriera che dire altalenante è poco- M. Night Shyamalan riesca ancora a sorprendere lo spettatore e colpirlo duro allo stomaco come già aveva fatto con i titoli appartenenti a quella che si potrebbe definire la “Tril(lher)ogia perfetta”; Il Sesto Senso, Unbrekable e Signs. Tre film, con tre storie completamente diverse e staccate l’una dall’altra ma comunque tutti legati dallo stesso legame che collega i fenomeni soprannaturali ai vari gradi di traumi fisici e psicologici che affliggono i suoi personaggi.

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