Resident Evil: The Final Chapter

Da quando uscì il primo film per la prima volta nel 2002, Resident Evil è una di quelle saghe da cui difficilmente riesco a disaffezionarmi o a volergli male. Vagamente ispirata all’omonimo videogioco, la saga, inaugurata 15 anni fa dalla coppia Anderson-Jovovich, ha generato nel corso del tempo 5 sequel e un incasso complessivo di un miliardo di dollari in worldwide (dati: boxofficemojo).

Il primo, ormai cult, episodio si rivelò un onesto action/horror in cui dentro c’era praticamente di tutto: misteriose corporazioni, laboratori sotterranei, esperimenti segreti, trappole mortali, zombie e mostruosità assortite e a metà prezzo. Elementi tutti spalmati decorosamente in un’ora e quarantacinque minuti di spensierato intrattenimento. E seppure la qualità dei sequel scemava insieme alla progressione numerica dei titoli, Resident Evil è riuscito dove altri film, tratti da videogiochi o no, hanno fallito.

Ma come tutte le cose belle, anche Resident Evil doveva finire prima o poi… oppure no?

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MEG: milioni cinesi per lo shark-movie della Warner Bros

Dopo venti anni passati nell’inferno del Development Hell, MEG è ormai realtà.

Rimbalzato continuamente da una casa di produzione all’altra, diversi registi tra cui Jan De Bont quando i diritti erano in mano alla New LineGuillermo Del Toro nel momento Disney, fino al recente Eli Roth, assunti e subito fatti fuori fino all’arrivo dall’attuale proprietaria Warner che ha deciso di affidare la regia a John Turteltaub e assoldare come protagonista Jason Statham. Ma cosa ha convinto la Warner a puntare sul piatto la bellezza di 150 milioni di dollari per uno shark-movie?

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